La Russa ad Affari: a ottobre An diventerà partito-polo.
Caccia anche ai voti di Forza Italia, basta essere subalterni...
Martedí 14.08.2007 17:00
"La
ripresa della politica a settembre è abbastanza delineata. Con
alcune date già prefissate. A ottobre ci sarà un appuntamento ogni
settimana. La prima si chiudono le Feste Tricolori. E, a livello
nazionale, la seconda settimana di ottobre ci sarà il via al
partito democratico e l'inizio del progetto di Alleanza Nazionale
di essere un partito-polo, insieme alle altre forze di
Centrodestra, ma un partito che ha la consapevolezza di poter
essere al suo interno un partito-polo d'accordo con gli altri
della CdL. La terza settimana di ottobre ci sarà poi la Legge
Biagi, con il contrasto forte tra una parte che sostiene il
governo e gli altri. E infine sarà il turno dei temi economici e
della Finanziaria". Il capogruppo di Alleanza Nazionale alla
Camera,
Ignazio La Russa,
analizza con Affari
gli appuntamenti di autunno e spiega la nuova strategia del
partito di Gianfranco Fini.
"Ci sarà un grande fermento in ottobre, un mese che avrà come
punti di riferimento il tentativo della sinistra di non far cadere
subito Prodi, per aspettare che i vagiti del Pd si esauriscano e
nasca qualcosa in grado di tentare di competere con il
Centrodestra. Anche se la sinistra radicale cercherà di contestare
questo progetto. Poi ci sarà il tentativo di An di non aspettare
che imploda da solo il Centrosinistra, ma di stimolare tutta la
CdL a non dare per scontato che dando loro la corda si
appenderanno da soli... Dobbiamo darci un progetto serio per
l'Italia, preparandoci a governare e ad accelerare la fine
dell'esperienza di Centrosinistra".
Partito unico o federazione?
"Per il Centrodestra ci sono due strade. Quella che noi
preferiamo, ma anche Berlusconi come ci dice sempre personalmente,
è quella del percorso federativo, e non dico partito unico. Ma
almeno federazione, che farebbe bene a tutti, anche alla Lega.
Altro non è che un maggior legame tra i partiti della coalizione,
stabilendo fin dall'inizio i luoghi e le modalità di decisione dei
problemi più importanti. Adesso le decisioni vengono prese in modo
comune ma con tanta, troppa fatica. La federazione, oltre a
rispondere al Pd, creerebbe le premesse per un Centrodestra più
coeso e darebbe sbocco ai vari fermenti".
Come
funziorebbe?
"Come le nazioni europee. Rimarebbe una identità e una autonomia
nel 70% dei problemi e il resto verrebbe delegato a un organismo
comune, di cui tutti ne farebbero parte. Questo è il percorso che
privilegiamo ma non è al momento percorribile, anche se penso che
tornerà ad esserlo o dopo il referendum o prima delle elezioni. E'
inevitabile. Ma siccome c'è una frenata che non dipende da
Alleanza Nazionale, non diamo la colpa a nessuno, ne prendiamo
atto e invochiamo un'altra strada".
Ovvero?
"Rimaniamo naturalmente coesi e uniti con la
coalizione, ma dato che non c'è un percorso federativo pensiamo
che serva la ricerca del consenso maggiore possibile per ogni
forza della coalizione. L'unica cosa che non è possibile è non
fare la federazione e accettare lo status quo. Fermo restando i
motivi della lealtà, è giusto che ogni partito si trasformi in un
partito-polo, almeno noi lo vogliamo, ed entri in una fase di
ricerca del consenso per catturare voti fuori dalla coalizione ma
anche all'interno, in modo concorrenziale".
In
che senso?
"In questi anni siamo stati come la pietra miliare della
coalizione, non siamo mai usciti a differenza della Lega e quindi
abbiamo rinunciato a una parte di consenso che appartiene alla
destra moderna, democratica ed europea. Quasi inconsciamente
abbiamo rinunciato a tentare di conquistare una fetta di consenso
che potrebbe essere di destra nazionale. Se ci fosse un percorso
federativo sarebbe giusto così, ma in questa fase crediamo di non
dover rinunciare a nessuno sforzo per aumentare i consensi di
Alleanza Nazionale".
Sottraendo voti anche a Forza Italia?
"C'è un parterre elettorale fuori dal Centrodestra da catturare e
uno all'interno. C'è una fascia di cittadini per i quali è
indifferente votare An o Forza Italia e con il nostro
atteggiamento non abbiamo mai messo in atto una concorrenza
rispetto a questa fascia di elettori. Perciò è inevitabile che,
legittimamente, sia stata Forza Italia ad attrarla come partito
principale della coalizione. Ora invece abbiamo deciso di giocare
a tutto campo. Fermo restando i capisaldi della lealtà e della
coesione, non c'è motivo di apparire come una forza che si
classifica sempre nella piazza d'onore e mai lotti per puntare al
primo posto".
Come
farete?
"Finora nei manifesti e negli slogan abbiamo sempre puntato sul
concetto di alleanza, inteso come la volontà di alleare culture
diverse che avevano in comune i valori della destra. E questa
scelta è stata vissuta come se fossimo gli alleati... sempre
alleati dei numeri uno. Una posizione oggettivamente subalterna.
Ora invece dobbiamo dire che siamo 'la nazionale', che per
definizione prende il meglio del parterre del fronte del
Centrodestra. An, la nazionale, siamo noi... una cosa del genere".
La
logica conseguenza è Fini leader?
"Stima e amicizia con Berlusconi non è messa in discussione e non
c'è nessuno nel partito a partire da Fini che metta in discussione
la leadership di Berlusconi. Quando ci saranno le prossime
elezioni, speriamo nel 2008 o anche l'anno dopo, non c'è dubbio
che il leader sarà Berlusconi. Le forze sono quelle cristallizzate
nel 2006. Poi dipende solo da lui, ma non mi sembra che sia
intenzionato a lanciare un altro leader e credo sia anche utile
che dica di essere lui il candidato. Passate poi le prossime
elezioni, nessuno può negare che Fini abbia l'età, le capacità, le
qualità e la propensione per diventare leader della Casa delle
Libertà. Ma sono cose a venire".